In lingua piemontese la “pauta” è il fango.
Visto che non ci prendiamo troppo sul serio, ci ho appiccicato il suffisso “gama” (窯) che in giapponese indica "forno per ceramica”.
Gli spiriti del fuoco (kamado-no-kami 竈神) abbiano clemenza per questa licenza linguistica e non mi inceneriscano... gli offriremo del Barbera per placare la loro ira.
Il Pautagama è un “Train kiln”
Il Train kiln è un forno a fiamma diretta (come gli anagama 窖窯), con camera lunga e camino alto per un buon tiraggio
Volevo un forno che:
L’Anagama ha alcuni inconvenienti:
Il Train kiln invece:
Vivo in un piccolo borgo in campagna ed ho dei vicini.
Quindi il tema ecologico (fumo e sostenibilità) diventa fondamentale.
Il Train kiln da cui ho preso spunto nasce da una variante del progetto di John Neely, dai suggerimenti di Ted Neal (che ringrazio per i preziosi consigli), dalle varianti geniali di Roman Sonyk (santo subito), dalle lunghe e utilissime chiacchierate con Claude Aussage a La Borne...
La nutrita comunità di ceramisti bricoleur e costruttori di forni è stato un aiuto prezioso.
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Ho cotto in diversi forni a legna e ognuno ha pregi e difetti.
Avendo come obbiettivo primario la riduzione delle emissioni ho cercato di migliorare questo parametro attraverso un sistema di post-combustione dei gas incombusti.
L'obbiettivo è quello di mantenere una buona gestione della riduzione per la riuscita dei colori e ridurre le emissioni.
In alcuni forni il registro passivo (passive damper) si trova al di sotto del registro attivo (active damper) per ragioni che non mi spiego (probabilmente con il solo scopo di abbassare la temperatura del camino visto che è costruito con materiali non sufficientemente refrattari).
Invertendo la posizione dei registri si ottiene invece la possibilità di gestire la riduzione con il registro attivo e gestire i fumi con quello passivo attraverso una post-combustione.
Il risultato è la scomparsa della fumosità (smokeless).
Per fare questo ho aggiunto un sistema Venturi nel camino (su osservazione di quanto fatto da Jean Girel nel suo forno 3E e su quanto suggerito da Nils Lou nel suo libro “The art of firing” ) e piazzato dei rilevatori di ossigeno in tre punti del forno.
Il sistema di aspirazione Venturi è attivabile da chi gestisce la cottura tramite una leva in base a cosa raccontano il camino, i sensori e i “piou piou”.
In corso di sperimentazione vedrò se lavorare con la leva o mantenere fissa la regolazione.
Per questa ragione ho inserito 4 termocoppie nel forno che monitoreranno, insieme agli oxyprobe, la cottura.
Avendo già montato con soddisfazione sul mio furgone un’alimentazione aggiuntiva di idrogeno ho ben pensato di predisporre un sistema di alimentazione aggiuntiva di idrogeno nel forno con lo scopo di ottenere un aiuto alla riduzione attraverso l’introduzione di acqua nella camera di combustione.
In questo modo si aiuta e la riduzione senza manovrare troppo con il registro attivo e mantenendo quindi una combustione più pulita.
Tutto da provare e testare… ma avendo sensori e alimentazioni predisposti è più facile.
La fisica e la chimica dovrebbero avere ragione… in caso contrario il botto porterà in orbita geostazionaria il forno.
Seguendo i suggerimenti di Jean Girel ho intonacato tutto il forno con della sabbia di Zirconio per migliorare la capacità riflettente rispetto ai raggi I.R. e migliorare la protezione e l’efficienza dei materiali refrattari.
Testerò un rivestimento specifico sulle griglie per aumentarne la durata
Si ringraziano gli sponsor: Voltarèn e Red Bull
I macchinari, le spalle e le saldature di Giancarlo
La moglie Eli per la polvere sopportata
In questo lavoro nessun ceramista è stato maltrattato